Storia

1908/1924

Mimì Bluette, chi era costui? Già, dato che, ormai, nessuno si ricorda più il nome di quel cameriere del Circolo Nazionale di piazza Margherita che diede il via alla sottoscrizione popolare in favore del calcio in città. E’ il 1908 e viene fondata, con tanto di statuto, la “Robur Caserta”. Il primo campo da gioco (per il “Pinto” bisognerà attendere ancora qualche anno) è quello della Reggia vanvitelliana. Due anni dopo la squadra si trasferirà sul prato di Piazza d’Armi. Intanto il calcio si diffonde rapidamente in città e nel 1912 viene costituita la “US Volturno”. I colori sociali sono neroverdi ma sul petto della casacca spicca un vistosissimo scudetto rossoblù. Arriva la Prima guerra mondiale che interrompe l’attività calcistica, ma alla fine degli anni Venti la “Volturno” esiste ancora. Tra i calciatori della formazione casertana già iniziano a venir fuori i primi “assi” della pedata. Uno su tutti è Totonno Costa che arriva nientemeno a contendere al barese Costantino la maglia della Nazionale, ma tra i beniamini del sempre più numeroso pubblico di Piazza d’Armi c’è anche una leggenda del calcio nazionale, Attila Sallustro. Nel 1921 alla “Unione Sportiva Volturno” succese la “Associazione Sportiva Ausonia”. La nuova società organizza nel 1923 un torneo al quale parteciperanno gli Amatori Capua, che lo vinceranno, il Gladiator di Santa Maria Capua Vetere ed altre agguerrite formazioni della vicina provincia di Napoli. L’Ausonia si piazza al secondo posto finale, e questo risultato non fa altro che sottolineare il fatto che il calcio a Caserta è una realtà e che sono ormai maturi i “tempi”. Il 7 agosto 1924 nasce la “Unione Sportiva Casertana”. La storia dei “falchetti” sta per iniziare.

1924/1940

Il 7 agosto 1924 nasce ufficialmente la “Unione Sportiva Casertana”. Il massimo dirigente della società rossoblù è l’avvocato Mario Biggiero mentre Alfredo De Negri copre l’incarico di direttore sportivo. Iniziano le prime amichevoli per saggiare la consistenza della formazione rossoblù, e la svolta arriva dopo una mortificante sconfitta subita per 10-0 al Piazza d’Armi ad opera dell’Internaples.
De Negri non si perde d’animo e fa arrivare a Caserta alcuni calciatori ungheresi (tra questi Sangiorgi e Ruprich). I risultati di questa campagna di rafforzamento in grande stile non tardano a venire e la Casertana nel 1925 riesce a vincere 34 delle 36 amichevoli giocate nel corso della stagione (gli altri due incontri finiscono in parità). Nel 1926 i tempi sono ormai maturi per l’iscrizione alla Federazione Nazionale. La Casertana viene iscritta al campionato di seconda serie nazionale e l’inizio della stagione è addirittura travolgente con tre successi in altrettanti incontri contro Palermo, Ideal Taranto e Pro Italia, altra compagine pugliese. Ma non manca il “fattaccio” che prende le sembianze del direttore di gara Mastroserio di Bari.La giacchetta nera nel corso dell’incontro interno dei rossoblù contro la Roman, formazione della capitale, concede tre calci di rigore alla compagine ospite. L’arbitro, a fine gara, viene “raggiunto” dai sostenitori casertani, e, come conseguenza, la formazione rossoblù viene espulsa dal torneo per “indegnità”. Le vie politiche consentono alla Casertana di essere riammessa al campionato ma, ormai, la squadra che così tanto bene aveva impressionato all’inizio della stagione sembra essersi “dissolta”. Alla fine del torneo la squadra si “smembra” ed inizia un lungo periodo “buio” per il calcio a Caserta che durerà fino al 1935.

Nel 1937 si decide di risolvere l’annoso problema del calcio a Caserta ed inizia la costruzione del “Pinto” grazie anche all’intervento del Podestà Ludovico Ricciardelli. Inizia una nuova era per la “Unione Sportiva Casertana” che, grazie alla disponibilità di un impianto finalmente adeguato, riaccende gli animi dei sostenitori rossoblù. Nel 1938 la Casertana, guidata in panchina dal tecnico ungherese Zalai, chiude al secondo posto il campionato di terza divisione nazionale distanziata di una sola lunghezza dal Savoia. Sembra essere iniziata, quindi, una nuova stagione di grandi successi per la Casertana, ma, ormai, si è alla vigilia della Seconda guerra mondiale…

1940/1950

La Seconda guerra mondiale, negli anni che vanno dal 1940 al 1942, non “intacca” il calcio. La Casertana, da parte sua, a conflitto già iniziato si toglie lo “sfizio” di vincere due importanti tornei estivi, la “Coppa Nedo Nadi” ed il trofeo “Italo Balbo”. Il campionato 1940-1941 vede la squadra rossoblù prendere parte al campionato di Quarta divisione. Il torneo viene vinto dalla Scafatese che sopravanza per miglior quoziente-reti il Gladiator. La formazione sammaritana, nell’impossibilità di iscriversi al campionato di Terza divisione, libera il posto alla Casertana, giunta sul gradino più basso del podio nel torneo precedente. Intanto la guerra non conosce soste ed il 27 agosto 1943 un bombardamento anglo-americano colpisce duramente la città che viene risvegliata dal “torpore” e perde definitivamente la speranza di non essere “toccata” dal conflitto. Dopo l’armistizio dell’8 settembre arrivano gli americani che installano il loro quartier generale nelle stanze di Palazzo Reale.

Il calcio, nonostante tutto, continua ad esistere e la Casertana… pure. La formazione rossoblù viene inserita nel girone meridionale dove ci sono anche il Napoli e la Salernitana. E proprio nel corso del derby coi “cugini” granata sul campo di via Roma accade il “fattaccio”. La Salernitana è in vantaggio per 3-1 ma i padroni di casa non sfigurano. A pochi minuti dal termine dell’incontro il rossoblù Mario Fusco riapre l’incontro con una sua realizzazione, ma il direttore di gara annulla la rete per un presunto fallo sul portiere ospite.

Mario non ci sta e dopo le proteste schiaffeggia la giacchetta nera: un “segnale” per il pubblico locale che travolge il cordone degli M.P. ed invade il rettangolo di gioco. Mario Fusco diventa per tutti “Mario Cazzotto”e viene squalificato a vita. Solo a seguito di un lungo e dettagliato reclamo da parte della società rossoblù Fusco viene riabilitato e la sua squalifica viene ridotta a 12 mesi. Intanto la guerra sta per finire e con il suo termine ricomincia la vita “normale” per il calcio non soltanto a Caserta. Nella stagione 1945-1946 la Casertana partecipa al campionato di serie C meridionale. Seguono, poi, una serie di stagioni in tono minore condizionate pesantemente da problemi di natura economica.

A rilanciare la formazione rossoblù ci prova un nuovo presidente, l’avvocato Romeo Vitrone, che nel 1947-1948 grazie ad una buona squadra regala non poche soddisfazioni ai propri sostenitori. Il 1948, poi, è anche l’anno del nuovo statuto per la Casertana. Un atto che costituisce solo il prologo all’elezione di un nuovo consiglio direttivo che conferisce alla società basi economiche maggiormente solide.

1950/1960

Gli anni Cinquanta si aprono con una importante quanto “sudata” vittoria esterna, quella ottenuta sul terreno di gioco di Angri. E’ il 1° gennaio 1950 ed arbitra una giacchetta nera destinata a diventare famosa, Concetto Lo Bello. A fine gara per lui e per i tifosi della Casertana è una fuga a dir poco precipitosa. La stagione 1949-1950 vede la Casertana concludere al primo posto a pari punti con l’Avellino. Per accedere agli incontri validi per la promozione in serie C con le vincenti dei raggruppamenti pugliesi e siciliani c’è bisogno di uno spareggio al “Collana” di Napoli. La Casertana supera per 2-1 gli irpini grazie ad una doppietta di Gè e passa alla fase conclusiva. Gli spareggi per la promozione con Maglie e Nissena vanno avanti all’insegna del perfetto equilibrio. E’ il mese di agosto e si gioca ancora! Alla fine si decide per il sorteggio, ma il nome della Casertana esce per ultimo dall’urna… La delusione è grande, ma la ristrutturazione del campionato di serie C consente il ripescaggio non soltanto della Casertana ma anche dell’Avellino.Un paio di campionati senza grosse pretese e nel 1952 la formazione rossoblù si ritrova in IV serie a seguito di una nuova ristrutturazione dei campionati. I problemi maggiori per la dirigenza rossoblù derivano da una grossa crisi economica che attanaglia la società.

Una serie di operazioni di mercato comportano un inevitabile indebolimendo della squadra ed alla fine della stagione per la Casertana c’è l’amarezza della retrocessione in Promozione. La svolta arriva nel 1953 arriva grazie al direttore tecnico Carlo Manzi che allestisce in brevissimo tempo una formazione altamente competitiva. La Casertana passa da una vittoria all’altra ed alla fine della stagione per gli uomini di Manzi c’è il ritorno IV serie.

L’ultimo “sfizio i rossoblù se lo tolgono superando al campo “Signorini” di Barra la Torrese, aggiudicandosi in questo modo lo scudetto campano del torneo di Promozione. La metà degli anni Cinquanta costituisce uno dei periodi più felici nella storia della Casertana. Città e squadra costituiscono un tutt’uno e viene anche scelto uno stemma tutto nuovo per la squadra: al termine di un concorso per i lettori de “Il Giornale” viene scelto il falco ed i calciatori della Casertana diventano per tutti i “falchetti”. Nel 1958 sulla poltrona di presidente della Casertana c’è Carlo Limone che prende il posto di Carlo Manzi. Il nuovo massimo dirigente non si accontenta della IV serie e sin dai primissimi giorni dal suo insediamento invia in Federazione numerosi dossier per ottenere la partecipazione della Casertana al campionato di serie C. Da Roma, finalmente, arriva la risposta positiva e la Casertana nel campionato 1958-1959 viene ammessa alla terza serie nazionale.

1960/1970

Per parlare della Casertana negli anni Sessanta bisogna necessariamente partire dal 20 luglio 1963, ovvero dall’avvento alla presidenza della società rossoblù del Cavaliere Giuseppe Moccia. Certo si potrebbe scrivere dell’amara retrocessione in IV serie al termine della stagione 1959-1960, od ancora della vittoria nel torneo 1962-1963, ma la “chiave di volta” nella storia della società rossoblù negli anni Sessanta è rappresentata proprio dall’ingresso all’interno del sodalizio casertano dell’imprenditore di Afragola. Moccia promette la Serie B nel giro di due stagioni e realizza in sede di calcio mercato una serie di “colpi” che lasciano presagire una stagione da vertice. I risultati migliori, però, arrivano nella stagione 1964-1965 che vede la formazione rossoblù chiudere al terzo posto alle spalle di Reggina e Taranto e nel torneo 1967-1968. Per ottenere la promozione in Serie B bisognerà attendere la stagione 1968-1969. Il direttore sportivo Aldo Olivieri affida la panchina della Casertana al tecnico Tom Rosati. La campagna acquisti vede arrivare, tra gli altri, due forti attaccanti, Taccetti e Marco Fazzi. La Casertana inizia la stagione con questa formazione: Pezzullo, Ballotta, De Luca, Agnoletto, Anghileri, De Grassi, Taccetti, Cominato, Fazzi, Selmo e Minto. Il titolo di campione d’inverno rappresenta per i rossoblù poco più di una formalità, ma all’inizio del girone di ritorno si capisce che il cammino non sarà così facile come frettolosamente preventivato con il Taranto che rimonta punto su punto ai “falchetti”. Il 25 maggio la sfida Casertana-Taranto al “Pinto” termina sullo 0-0.

La Casertana conserva un punto di vantaggio sugli ionici che diventeranno due con la vittoria sul Messina all’ultima giornata davanti ad un pubblico record. La Casertana conquista per la prima volta nella sua storia la Serie B terminando il campionato a 56 punti, con 22 successi sui 38 incontri disputati. La stagione si chiude in gloria con la conquista del titolo Juniores da parte della formazione di mister Giovannino Bagni nella finali nazionali di categoria. E’ questo l’ultimo momento felice dell’estate 1969.

Mentre il presidente Moccia conferma sulla panchina Rosati ed inizia una serie di acquisti sul mercato per un campionato tranquillo, scatta una inchiesta da parte dell’Ufficio Indagini della Federcalcio sulla partita Trapani-Casertana. E’ il caso “De Togni-Selmo” che prende il nome dei calciatori appartenenti alle due squadre. A denunciarlo è il Commissario straordinario del Taranto che spiega di essere a conoscenza di una “combine” tra i due calciatori per favorire il successo della Casertana.

La società rossoblù, da parte sua, è tranquilla ed inizia la stagione con la Coppa Italia insieme a Napoli, Foggia e Reggina. La decisione che retrocede la Casertana in Serie C e promuove il Taranto nella categoria cadetta arriva lunedì 8 settembre 1969. La giunta comunale di Caserta, riunitasi d’urgenza, “invita la cittadinanza a manifestare con tutti i mezzi consentiti lo sdegno e la protesta più viva avverso il grave e farsesco provvedimento di cui si chiede l’annullamento”. E’ l’inizio della “rivolta del pallone” con una serie di incidenti antiretrocessione che si scatenano in città e mettono Caserta in stato d’assedio fino al mercoledì successivo.
Il 19 settembre anche la Caf darà torto alla Casertana…

1970/1980

Quello tolto in sede di Commissione d’Appello Federale la Casertana lo rinconquista sul campo nella stagione 1969-1970. Eppure l’inizio del torneo non era stato dei migliori con una serie di cinque pareggi consecutivi che portano alla dimissioni del tecnico Tom Rosati. Sulla panchina della prima squadra viene promosso l’allenatore della Juniores Giovannino Bagni e la formazione rossoblù inanella una serie di risultati utili consecutivi che la portano a conquistare il titolo di campione d’inverno.

Tutto fila per il verso giusto fino al 1° marzo 1970 quando la Casertana viene sconfitta a Matera, e la situazione si complica il 29 marzo quando i “falchetti”, sconfitti a Lecce, sono raggiunti in testa alla classifica dal Brindisi. Il 19 aprile viene chiamato sulla panchina rossoblù il tecnico tarantino Nardino Costagliola.

Sarà lui a condurre la Casertana alla seconda promozione di fila in serie B. E mentre a Caserta si festeggia al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere sono alla “sbarra” 82 protagonisti della “rivolta del pallone”… La Casertana si presenta al torneo di Serie B 1970-1971 confermando Costagliola sulla panchina rossoblù, ma il campionato è tutt’altro che esaltante.

Al termine del girone di andata i “falchetti” sono terz’ultimi. A Costagliola, intanto, dopo un interregno di Del Frati è subentrato Gei, ma anche il nuovo allenatore non riesce a fare “miracoli” ed al termine della stagione si ritorna in Serie C. Un mix di inesperienza, di infortuni a catena ed una campagna acquisti-cessioni non del tutto ponderata hanno come inevitabile conseguenza la retrocessione. Nella stagione 1971-1972 allenatore della Casertana è Gennaro Rambone, ma anche il tecnico napoletano non riesce a fare meglio del sesto posto finale sia pure con una formazione imbottita di giovani, ed anche nel torneo 1972-1973 la squadra non entusiasma chiudendo all’ottavo posto.

Il campionato 1973-1974 è quello che segna la fine della presidenza di Giuseppe Moccia. La squadra, allenata dal “sergente di ferro” Antonio Pasinato, termina al terzo posto, ma il massimo dirigente rossoblù è oggetto di una durissima contestazione da parte dei sostenitori rossoblù. E’ il 26 giugno 1974 quando il presidente Moccia rassegna nelle mani del sindaco di Caserta Gallicola le dimissioni. Finisce nel peggiore dei modi l’era-Moccia, un magnate del pallone, un appassionato del calcio, ma, soprattutto, un tifoso della Casertana… Il dopo-Moccia si rivela una grossa incognita per la Casertana sotto il profilo economico, che trova il suo momento peggiore nella retrocessione in IV serie alla fine della stagione 1975-1976. Nel campionato 1977-1978 di IV serie sulla panchina della Casertana arriva un giovanissimo Claudio Tobia. Il secondo posto ottenuto alle spalle del Formia consente ai rossoblù di ottenere l’ammissione in C2.

Per Caserta e la Casertana significa un traguardo importante, ottenuto senza spese folli, e con una squadra giovane ed allo stesso tempo esperta. L’undici titolare è composto da Pietti, Lauri, Capasso, Paolettoni, Masato, Del Pasqua, Costantino, D’Agostino, Govetto, Moccia e Fazzi. La prima stagione della Casertana in C2 è anche la prima di Oscar Tacchi, giovanissimo goleador figlio d’arte che Tobia scova in Irpinia. Il campionato 1978-79 termina senza grosse emozioni e con un onorevole nono posto finale.

 1980/1990

Dopo una stagione 1979-1980 vissuta con un “valzer” di allenatori notevoli ed una salvezza raggiunta solo all’ultima giornata, nel campionato 1980-1981 ritorna sulla panchina della Casertana il tecnico lecchese Antonio Pasinato. Questo è l’anno della consacrazione a bomber di razza per Oscar Tacchi ed i suoi gol riportano la Casertana in C1.
Tutto il resto è storia “recente”: la prima parte del torneo 1981-1982 con Facchin sulla panchina non è esaltante, ma il nuovo tecnico Camozzi porta i rossoblù ad una salvezza tranquilla. Nel torneo 1982-1983 c’è il tecnico partenopeo Montefusco: un buon campionato ed un bello spettacolo sul campo grazie ai gol di Alivernini, Doto, Casaroli, La Rosa e Lamia Caputo.

L’anno successo arriva Gaetano Salvemini alla guida dei “falchetti”. Si inverte il ruolino della precedente stagione: pochi i gol subiti dal portiere Renzi, ma altrettanto pochi le realizzazioni della squadra rossoblù che termina sesta. Nella stagione 1984-1985 è la volta di Gastone Bean sulla panchina della Casertana. Un buon torneo tenendo conto del fatto che la formazione rossoblù è una delle squadre più giovani di tutto il torneo di Serie C1. Poi il biennio di Giuseppe Materazzi. Bene il campionato 1985-1986, meglio quello successivo quando la Casertana arriva a lottare per la promozione in Serie B alle ultimissime giornate.

Il 21 luglio 1987 viene eletto alla presidenza della Casertana Enzo Cuccaro, un personaggio che legherà il suo nome in maniera indissolubile a quello della Casertana.

La prima stagione di Cuccaro presidente, si decide di fare le cose in grande. Arrivano alla corte del tecnico Liguori giocatori di primissimo piano e reduci da tanti campionati e successi nella massima serie ed in quella cadetta. Il campionato, però, è di quelli “disastrosi” e la Casertana riesce a salvarsi solo nelle ultimissime giornate.

Nella stagione 1988-1989 una nuova “chance” per Enzo Montefusco sulla panchina della Casertana. Un buon campionato chiuso nelle primissime posizioni ma con l’amarezza di aver sprecato fin troppe occasioni per raggiungere la serie B. L’opera messa in moto da Enzo Cuccaro, però, sta per raggiungere il suo apice… Nella stagione 1989-1990 si vede la Casertana più bella, forse, di tutta la sua quasi centenaria storia. Tecnico è il siciliano Pino Caramanno che ha a sua disposizione un organico fortissimo.

Questa la formazione titolare: Grudina, Brandani, De Rosa, Marchetti, Serra, Cristiano, Suppa, Solfrini, Campilongo, Piccinno, Ravanelli. E’ quella che viene definita la Casertana dei “record” e delle dieci vittorie consecutive. Alla fine, però, in Serie B ci andranno Taranto e Salernitana con la Casertana che chiuderà al terzo posto.
Non sempre i migliori vincono…

1990/2000

Corsi e ricorsi storici… La Casertana nella stagione 1990-1991 conquista la serie B con Adriano Lombardi, il “rosso di Ponsacco”, sulla panchina dei rossoblù. Un crescendo “rossiniano” dei “falchetti” nel girone di ritorno porta i rossoblù a conquistare la promozione nella serie cadetti alla penultima giornata quando al “Pinto”, gremito sin dalle primissime ore del pomeriggio, la Casertana supera per 3-0 il Monopoli.Caserta “esplode” in uno sventolìo di vessili rossoblù, e per la città della Reggia l’anno 1991 rappresenta una stagione di “grazia” con la Juve Caserta che conquista lo scudetto nel basket. Corsi e ricorsi storici… Cuccaro investe nella nuova tribuna del “Pinto”, mentre di calciatori “buoni” a Caserta per la Serie B ne arrivano davvero pochini. Prima della fine del girone di andata salta la panchina di Lombardi ed al suo posto viene chiamata una vecchia conoscenza, Giuseppe Materazzi.La Casertana recupera punto su punto ma per la salvezza, dopo la vittoria all’ultima giornata col Bologna, c’è bisogno di uno spareggio. L’avversario è di quelli “tradizionali”: il Taranto. Cinquemila sostenitori rossoblù si spostano con ogni mezzo al “Del Duca” di Ascoli. I tempi supplementari condannano la Casertana al ritorno in C1. I “falchetti” salutano con il pianto di Pasquale Suppa la Serie B…
Il campionato successivo, 1992-1993, è quello del fallimento della “Unione Sportiva Casertana”. Cuccaro affoga nei suoi debiti e per la Casertana c’è il rischio concreto della radizione.La solita soluzione “all’italiana” consentirà ai rossoblù, di seguito chiamati “F.C. Casertana” il ripescaggio nel Campionato Nazionale Dilettanti, che i “falchetti” lasceranno solo nella stagione 1996-1997 dopo la vittoria in Interregionale sotto la presidenza Tufano.Poi ancora una retrocessione… e si rischia anche di sprofondare in Eccellenza, se non essere cancellati definitivamente dalla mappa calcistica nazionale, nel campionato successivo quando, con la Casertana retrocessa, il Giudice Sportivo la salva a scapito della Boys Caivanese. Arrivano, poi, due campionati senza infamia e senza lode, anche se le aspettative della vigilia erano ben altre. E con questi precedenti che la Casertana si presenta al via del secondo Millennio.
2000/2009
Nel 2000-2001 la dirigenza rossoblù sembra puntare decisamente al ritorno tra i professionisti, ma ancora una volta i risultati non saranno quelli sperati. Nel campionato successivo si rischia addirittura la retrocessione, e nell’estate del 2002 serve un nuovo passaggio al vertice della società di viale Medaglie d’Oro per rilanciare la Casertana.Ma l’esperienza di Renato Trucco sulla poltrona di massimo dirigente dei “falchetti” dura appena pochi mesi. A gennaio 2003 arriva Arturo Di Mascio al suo posto: un’altra salvezza sofferta e finalmente un campionato competitivo nel 2003-2004 quando la squadra rossoblù vince la semifinale “play-off” di serie D col Savoia ma viene estromessa a seguito degli incidenti accaduti al “Pinto” in occasione dell’incontro di ritorno con la compagine di Torre Annunziata.Il peggio, poi, arriva nel giro di qualche mese. A distanza di dodici anni dalla sua fondazione, infatti scompare in questa stagione la “Casertana Football Club”: il 6 febbraio 2005 il quarto “forfait” stagionale della squadra rossoblù che porta all’esclusione (con conseguente retrocessione in Eccellenza) del sodalizio di viale Medaglie d’Oro. A mettere la personalissima firma sulla fine della Casertana il presidente Arturo Di Mascio.
Per la continuazione del calcio a Caserta nell’estate del 2005 si concretizza l’acquisizione del titolo di Eccellenza del Real Aversa e viene acquisita la denominazione Rinascita Falchi Rossoblù: a metà di quella che avrebbe dovuto essere la stagione del rilancio i “falchetti” navigano ai margini della zona retrocessione. Il cambio di rotta a dicembre quando Giovanni Pascarella rileva la società rossoblù e la conduce ai “play-off” di Eccellenza. Nell’estate 2006, infine, un altro cambio di denominazione: nasce l’Associazione Sportiva Dilettantistica Caserta Calcio.Il cambio di denominazione porta “bene” alla società rossoblù che già alla fine di giugno 2006 ha allestito una compagine di tutto rispetto affidata all’allenatore partenopeo Sorianiello: i risultati si vedranno sul campo con una lunghissima serie di vittorie consecutive (ben 16) che spianerà la strada verso il ritorno in serie D materializzatosi il 22 aprile alla penultima giornata di campionato con l’1-0 sulla Puteolana. In mezzo anche la vittoria nella fase regionale di Coppa Italia grazie al successo raccolto alla fine di febbraio 2007 a spese del Gragnano. Nella fase nazionale, invece, il cammino si fermerà l’8 maggio al “Flaminio” di Roma nella gara di finale disputata contro gli umbri della Pontevecchio.L’ultima gara della stagione 2006-2007 il 16 maggio: il Caserta Calcio conquista il “Trofeo Giuseppe Siconolfi” aggiudicandosi il titolo regionale di Eccellenza nel doppio confronto con la Gelbison Cilento. Caserta, quindi, conquista con pieno merito il ritorno in Interregionale. Il ritorno, però, della Caserta Calcio in serie D dura appena una stagione: un campionato scellerato con ben quattro cambi sulla panchina dei “falchetti” si conclude con la disputa dei “play-out” col Castrovillari: dopo il pari conquistato in terra calabrese la formazione rossoblù esce sconfitta al “Pinto” col risultato di 0-2. E si riaprono per il Caserta Calcio le porte dell’Eccellenza regionale. Altro anno in Eccellenza ed altra promozione: la Casertana chiude con tre giornate di anticipo la stagione 2008-2009 al termine di un campionato iniziato in salita e poi condotto con autorità sin dalla fine del girone di andata. I “falchetti” tornano in serie D con la speranza di calcare quanto prima i palcoscenici professionistici.

Dal 2009 ad oggi

La Casertana ha disputato nella stagione 2009-2010 il campionato nazionale di Serie D, partecipando al girone H insieme alle squadre lucane e pugliesi e a tutte quelle campane ad eccezione di Avellino, Sapri e Viribus Unitis. Il girone era formato da 18 squadre, che ad appena due giorni dall’inizio del campionato sono diventate 19 dopo l’inserimento del Grottaglie. La Casertana ha terminato la stagione al 6º posto, con 58 punti.

Nella stagione 2010-2011 viene inserita nel girone I della Serie D, finendo al 3º posto in classifica e venendo eliminata al 1º turno dei play-off dal Sambiase.

Nella stagione 2011-2012 cambia la propria denominazione in Casertana Football Club e viene inserita nel girone H della Serie D. Il 7 Agosto 2011 la Casertana viene eliminata dall’Alessandria dalla Tim Cup. Il 13 Ottobre 2011 viene eliminata dalla Coppa Italia dai corallini della Turris. Il 22 Novembre 2011 viene annunciato l’esonero del tecnico Vincenzo Feola e l’ingaggio di Giovanni Ferraro. Termina la stagione al 4º posto in classifica, nei playoff batte in trasferta al primo turno l’Ischia con uno 0-4 da record, autori dei gol sono stati : Majella, Di Ruocco ed una strepitosa doppietta del giovane Nicolò; mentre esce battuta per 2-0 dalla Sarnese.

Il 13 agosto 2012, tramite il sito ufficiale dei falchetti, viene annunciato il passaggio di proprietà da Francesco Verrazzo a Giovanni Lombardi. Nella stagione 2012-2013 viene inserita nel girone G. Il 18 agosto 2012 viene ufficializzato l’ingaggio di Mario Di Nola come allenatore. Il 27 agosto 2012 i falchetti passano il turno della Coppa Italia battendo per 2-1 il Cinthya.Nel turno successivo valido per i 32emi di finale la Casertana regola 4-2 (2-2 terminano i tempi regolamentari)dopo i calci di rigore la formazione dell’Ischia allenata dall’ex Sasà Campilongo. Il campionato dei “falchetti” comincia subito con una sconfitta interna (1-2)per mano dell’Isola Liri compagine ciociara che sulla carta partiva con un roster decisamente inferiore a quello della Casertana. La seconda giornata vede la formazione rossoblu affrontare in trasferta il Sora in quello che dovrebbe essere un match di ben altra categoria. Anche lì i falchetti non vanno oltre il pari (1-1) ed il ritardo dalla vetta (Sarnese capoclassifica e tra le favorite alla vittoria finale insieme a Torres e Turris)dopo solo 2 giornate dista già di ben 5 lunghezze. Serpeggiano già i primi malumori tra la tifoseria che c’è l’ha con Di Nola tecnico mai troppo amato dalla piazza, ma si va comunque avanti così. Arriveranno poi nell’ordine 4 vittorie consecutive: Nola (2-0), Civitavecchia (2-3), Selargius (5-4) e PortoTorres (0-1). La sconfitta interna rimediata alla settima giornata contro la Lupa Frascati (0-1) costerà la panchina proprio al tecnico napoletano. Gli subentrerà il tecnico milanese ma tarantino d’adozione Enzo Maiuri. Alla “prima” del nuovo tecnico arriva un’ulteriore ed inopinata sconfitta contro la non certo irresistibile formazione dell’Arzachena (2-1 per i sardi) allenata da un altro indimenticato ex, Raffaele Cerbone. Andrà meglio in coppa dove la Casertana passa per 1-3 sul campo del San Cesareo accedendo così agli ottavi di finale della manifestazione tricolore. Il risultato ottenuto sul campo viene ribaltato dal giudice sportivo in quanto i rossoblu avevano schierato un giocatore squalificato. Il momento negativo prosegue in campionato con un’altra sconfitta interna questa volta per merito dell’Ostia Mare (1-2). Il primo successo della gestione Maiuri avviene ancora una volta lontano dal Pinto e precisamente a Sarno (3-1). Il campionato dei falchetti proseguirà sotto la falsa riga d’inizio stagione alternando buone e vincenti prestazioni in trasferta ed irritanti e cocenti sconfitte casalinghe. Questo trend porterà alla decisione di richiamare in panchina Di Nola, salvo poi fa ritornare la dirigenza sui passi precedenti e riesonerare l’allenatore napoletano al seguito dell’ennesima sconfitta interna questa volta addirittura per mano del fanalino di coda Civitavecchia (2-3 e mai vittorioso in trasferta) e richiamare ancora una volta Maiuri. Quest’ennesimo cambio al timone della squadra, porta i frutti sperati, riuscendo ad invertire un ruolino di marcia al quanto balbettante.La casertana ottiene diversi successi la maggior parte comunque colti ancora una volta lontani dal campo di gioco amico.Si arriva alla partitissima con la Torres staccati di 3 lunghezze proprio dalla formazione isolana.Ma i falchetti non vanno oltre il pari a reti inviolate sprecando un’innumerevole quantità di occasioni da rete. La domenica successiva a 4 giornate dal termine sarà il fanalino di coda Progetto S’Elia a tarpare i sogni di gloria dei falchetti imponendo il pareggio per 1-1 e mandando la truppa rossoblu a -5 dalla Torres capolista. La stagione regolare dei rosso-blu si chiuderà con la sconfitta casalinga per 0-1 con la Turris. Ben altre soddisfazioni riserverà il cammino dei falchetti nei play off che li vede vincitori casalinghi al 1° turno con un rocambolesco 6-4 ai danni dell’Ostiamare.Al turno succesivo pareggio casalingo ai supplementari contro la Lupa Frascati che vale il pass per la fase nazionale. Qui la Casertana dà il meglio di sé superando seppur per 2 volte ai rigori Cosenza prima e Matera dopo sempre in trasferta. Sul neutro di Sora si sbarazza della Turris per 2-0 e vola in finale dove complice la sfortuna ed una direzione di gara non proprio perfetta fanno sì che i falchetti cadino proprio nell’atto conclusivo della manifestazione off season per mano della Viruts Vecomp Verona per 1-3.